Lombardini

 
 

Il 30 aprile del 1924, due amici di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, Pietro Slanzi, 30 anni e Adelmo Lombardini 27, si mettono insieme per costruire motori per uso industriale e agricolo. Assieme a loro, Giuseppe e Francesco, fratelli di Pietro, e Alberto e Rainero, fratelli di Adelmo. I motori costruiti portano la sigla “P Slanzi & C.” e sono di media e piccola potenza, raffreddati ad aria e funzionanti a benzina oppure a petrolio. Dopo sette anni i due nuclei familiari decidono di andare ognuno per la propria strada: gli Slanzi restano a Novellara mentre i Lombardini, prima diventano rappresentanti generali della Slanzi per il centro-sud d’Italia, quindi emigrano a Reggio Emilia dove nel 1933 fondano una propria azienda sempre per la costruzione di motori di piccole e medie dimensioni, funzionanti a petrolio o nafta, raffreddati ad aria o a liquido.

Terminato il conflitto, che ha visto la distruzione e la spoliazione di tutte le attrezzature della fabbrica, la Lombardini si rimbocca le maniche e, motori a parte, agli inizi degli anni 1950 progetta un trattore cingolato a petrolio di piccole dimensioni (TL8), e due modelli (TL30 e TL40) a ruote da 30 e 40 cavalli motorizzati diesel. I carri vengono costruiti negli stabilimenti Cogne di Imola. Seguono alcuni modelli tra i quali emerge il cingolato Castoro che nella seconda metà degli anni Cinquanta, riesce ad ottenere una buona affermazione. Comincerà altrettanto bene il TL25, un veicolo a ruote, compatto, meccanicamente avanzato e stilisticamente all’avanguardia. Tra le altre cose possedeva un doppio comando della frizione: a pedale oppure mediante leva manuale, com’era in auge in quel periodo. Non tutti gli agricoltori infatti possedevano la patente di guida e non avevano familiarità con l’uso del piede sinistro…

Negli anni Sessanta Lombardini abbandona i trattori per dedicarsi esclusivamente allo sviluppo e alla produzione di piccoli motori. Il successo che ottiene gli consente, a partire dagli anni 1990, l’acquisto della Slanzi, poi della Ruggerini, della Acme, della Cotiemme e di altri piccoli costruttori riuscendo a creare un unico polo specializzato nella costruzione di motori di media e piccola potenza sia a scoppio che diesel. Nell’aprile del 1999 la famiglia Lombardini cede tutto il complesso alla statunitense Mark IV, colosso mondiale nella componentistica dell’automobile e della mobilità in generale.